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- Quarant'anni - rispondo. E, mentre osservo l'espressione stupita sul volto di chi mi parla, rivedo la mia fanciullezza in quel di Bussi sul Tirino, paesino attraversato dall'omonimo fiume, con le sue purissime, fredde, pescose acque, alle falde del Gran Sasso d'Italia. In quei luoghi il principe dei cani era il pastore abruzzese o più semplicemente "il cane dei pecorai". Il suo intrepido coraggio lo portava a contrastare le razzie dei lupi (allora ancora molto diffusi su tutto l'Appennino): quindi aveva il rispetto di tutti perchè indispensabile per tutelare l'economia delle famiglie che in maggior parte avevano risorse agro-pastorali. Nei periodi di transumanza (autunno - primavera), aspettavo che i "cani dei pecorai" comparissero all'orizzonte con lo sgomento di non rivederli ancora, perchè, magari in un combattimento repressivo con i lupi, avessero potuto avere la peggio; ma eccoli di nuovo, con la loro sagoma imponente come la statua del Guerriero di Capestrano, forti nel corpo ma gentili nell'animo. Si fermavano un attimo, ti guardavano come a dire: "Ti ho riconosciuto; ma il mio percorso è ancora lungo e non mi posso fermare." Ed io, appagato, pensavo che ci saremmo salutati ancora al loro ritorno verso primavera. Li immaginavo intatti ed a guardia di quel bel creato. Sempre loro, i bianchi guerrieri. E nel mio immaginario facevano parte dell'Abruzzo come il Gran Sasso, la catena della Maiella, il lago di Scanno, l'altopiano di Campo Imperatore. INVECE NO! Tutto restava e veniva valorizzato... Ma LORO NO! I cani pastori abruzzesi stavano scomparendo, come stavano scomparendo i lupi sterminati dagli uomini e dalle loro tagliole! L'Abruzzo esercitava un fascino turistico e richiamava gente sui monti, dominio delle pecore, dei lupi e di chi li doveva combattere (i cani bianchi); e i turisti non rappresentavano un pericolo per le pecore come i lupi. Ma i cani sì: un pericolo per i turisti che si avvicinavano troppo alle greggi, sacre per i cani che nei secoli avevano dovuto combattere il predatore uomo, dedito all'abigeato: razzie con furto di bestiame (nottetempo venivano spostati intere greggi di pecore da un comprensorio montano all'altro). Ma loro, i cani, non potevano sapere che gli escursionisti non avrebbero rubato gli armenti, ma solo scattato qualche foto agli agnellini. E facevano ciò che era scritto nel loro DNA millenario: mordere chi si avvicinava troppo, chissà con quale intenzione. I danni ai malcapitati erano notevoli e dovevano essere risarciti... Ebbe quindi inizio quasi una vera mattanza di questi cani che venivano consegnati ai canili pubblici, allora associati presso i pubblici macelli, e soppressi come animali mordaci, quindi pericolosi. ADDIO LUPO! ADDIO PASTORE ABRUZZESE! Questo fatto lo appresi da un quotidiano,
chi scriveva l'articolo, con rammarico diceva di come nessuno
dei cinofili allevatori di
razze esterofile ( Fu così che nel lontano 1967, sentii forte il richiamo del dovere di assurgermi al ruolo di paladino di questi splendidi collaboratori delle genti d'Abruzzo ed evitare che dovessero cadere nell'oblio e nell'estinzione. La razza purtroppo era fortemente decimata a dispetto proprio dei più rappresentativi giganteschi, combattivi e temibili, guerrieri bianchi. Le ricerche per rintracciare qualche soggetto tipico e valido, furono lunghe, prima di poter iniziare con tenacia ed orgoglio, un allevamento di ricostruzione e selezione. Nel frattempo sono passati quasi 40 anni, ma credo di avercela fatta! I grandi giganti bianchi, non si sono estinti e si chiamano PASTORI ABRUZZESI!!! E dovunque andranno, porteranno un piccolo pezzo d'Abruzzo, dove hanno vissuto da sempre i loro avi, perchè decisi di chiamare tutti i cani che escono dal mio allevamento, con un nome di città, paese, montagna o fiume d'Abruzzo. Quarant'anni ripeto allo stupito, possibile cliente, però li porta bene non crede? Mario Mariani
il Pastore Abruzzese
Per informazioni
e prenotazioni - Tel. 085 65258
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